una grande famiglia di cristiani appartenenti a chiese diverse
prega con te creando unità
la terza domenica di ogni mese
Quest’anno vivremo l’unità meditando i messaggi di Gesù alle sette chiese dell’Apocalisse
“… conosco le tue opere… ho però da rimproverarti di avere abbandonato il tuo primo amore… convertiti…” (Ap 2,1-7)
Per la chiesa di Efeso la conversione è il ritorno all’amore. Il messaggio è costruito sulla contrapposizione fra le «opere» che esprimono l’aspetto positivo della chiesa, e la mancanza, o meglio, l’abbandono dell’amore primo. Il riconoscimento di notevoli pregi, quali il lavoro, la perseveranza, il discernimento, l’ortodossia nella fede, risulterebbe vano in assenza della carità.
Alla chiesa è venuto a mancare l’amore «primo»: il contesto dell’alleanza ci suggerisce di legare l’amore «primo» al primo comandamento, che è quello dell’amore. La tradizione profetica identifica il rapporto primo nel tempo con il rapporto di amore, che ha dato l’avvio all’alleanza (Ger 2,2; Ez 16,8). Se non si converte, la chiesa rischia di essere rimossa dal suo posto, cioè dall’insieme del candelabro e quindi dalla comunione con le altre chiese, e dal suo costante rapporto con Cristo (cf. Ap 1,12-13.20). La perdita dell’amore compromette lo stesso rapporto con Dio e non è compensata da nessuna buona «opera». La concentrazione ossessiva nella difesa dell’ortodossia e l’autocompiacimento per la propria integrità rischiano di soffocare l’amore. Solo attraverso l’esperienza della verità e dell’amore è possibile riconoscere e rifiutare l’errore
Ma ci è dato di comprendere qualche cosa anche sul processo di conversione. I tre verbi: ricordati – convertiti – fa (v. 5) indicano tre tappe nel processo di conversione; essa nasce dall’ascolto della parola di Gesù, la quale, vivificata e attualizzata dallo Spirito, attraverso la «memoria» produce un cambiamento della vita, ripristinando l’originale rapporto di amore con Dio, il quale si esprime concretamente attraverso un corrispondente comportamento morale. La conversione ha una dimensione ecclesiale ed è parte essenziale della chiesa. La mancanza di amore può toccare non solo singole persone, ma anche la chiesa in quanto tale, la quale, senza l’amore, non è più la chiesa di Cristo e rischia di venire rimossa dalla sua presenza. Essa non può appellarsi alla sua definizione di sposa incontaminata, scaricando sui singoli la responsabilità per la presenza del peccato: tutta la chiesa è chiamata a conversione, a recuperare l’amore.
Un’altra caratteristica della conversione è la sua proiezione escatologica: essa, infatti, garantisce al vincitore il dono di «mangiare dell’albero della vita, che è nel paradiso di Dio» (v. 7; cf. 22,2.14.19). In questo contesto, si completa l’ottica all’interno della quale è collocato il processo di conversione: si parte dall’ascolto della parola per giungere alla comunione con Dio nella Gerusalemme celeste o nel paradiso di Dio. In questo processo di maturazione la conversione svolge un ruolo decisivo, perché essa genera i vincitori.












